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Inquadramento geologico

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Fornovolasco è situato nel cuore delle Alpi Apuane, le quali rappresentano il più vasto affioramento di rocce metamorfiche dell’Appennino Settentrionale e ci permetteno di vedere in “finestra” le porzioni più profonde della catena appenninica.

Fra 27 e 20 milioni di anni fa le rocce delle Alpi Apuane sono state intensamente deformate e metamorfosate in seguito alla collisione fra il blocco sardo-corso ed il margine continentale della microplacca Adria. A partire da 15 milioni di anni e fino a 6-2 milioni di anni, le rocce metamorfiche sono state riesumate e si sono sollevate originando il massiccio apuano. Durante queste deformazioni le rocce appartenenti al Complesso Metamorfico Apuano sono state sottoposte a metamorfismo polifasico in facies Scisti verdi. I dati termo-barici disponibili portano a ritenere condizioni di picco metamorfico caratterizzate da temperature di 300°-400°C e pressioni di 0,3-0,4 GPa nell’Unità Autoctono.

Nel territorio di Fornovolasco i geologi individuano due distinte unità tettoniche: l’unità Autoctono e l’Unità di Fornovolasco-Panie, entrambe appartenenti al Complesso Metamorfico Apuano. Il primo è qui rappresentato esclusivamente dalle metatorbiditi della formazione dello Pseudomacigno, affioranti nel fondovalle lungo la Turrite di Gallicano. L’Unità di Fornovolasco-Panie si è impilata al di sopra dell’Autoctono ed affiora estesamente in tutto il massiccio delle Panie e nello Stazzemese. La sua successione stratigrafica vede un basamento costituito dagli Scisti di Fornovolasco ai cui seguono le dolomie dei Grezzoni, i Marmi e le Pelagiti dell’Uomo Morto.

La formazione degli Scisti di Fornovolasco si può suddividere in due parti: una esclusivamente a sedimentazione silicoclastica terrigena (miloniti quarzitiche, filladi quarzitiche, sericitiche e cloritiche); l’altra terrigeno-carbonatica, con intercalazioni di micascisti carbonatici, dolomie e lenti di metarioliti. In prossimità dei calcescisti e delle dolomie, si ha la mineralizzazione a pirite ed ossidi di ferro coltivata in passato. Secondo i recenti modelli minerogenetici la sua origine è di natura sedimentaria e daterebbe al Triassico; le successive deformazioni, ricristallizzazioni e la parziale rimobilizzazione del deposito durante l’orogenesi appenninica sarebbero responsabili dell’attuale assetto.

Nell’area di Fornovolasco il contatto fra le rocce filladiche e le intercalazioni dolomitiche è frequentemente mineralizzato. Il deposito principale è ubicato non lontano dal gruppo di case di Trimpello ed è noto in letteratura come miniere delle Bugie o Cava del Ferro; la mineralizzazione viene a giorno a quota 740 metri, sul versante orografico sinistro della Turrite di Gallicano. All’affioramento si presenta come lenti di magnetite incassate nelle dolomie. Il deposito è compreso fra filladi quarzitiche al letto e le intercalazioni dolomitiche degli Scisti di Fornovolasco al tetto. In prossimità di quest’ultimo, le rocce sono state alterate dai fluidi idrotermali in rocce scure e durissime; in taluni casi queste rocce sono incluse nella mineralizzazione e sono tagliate da vene di pirite. Il contatto con i corpi minerari è sempre netto. Questi ultimi sono rappresentati da lenti di pirite o magnetite, con subordinate arsenopirite, sfalerite e pirrotina; la ganga è formata da dolomite, calcite, quarzo, siderite e “clorite”. Tali lenti hanno uno spessore compreso fra i 50 e i 70 cm per una lunghezza generalmente non superiore ai 2 m. Come negli altri depositi a barite, pirite ed ossidi di ferro dell’area apuana, anche il giacimento di Fornovolasco è zonato con la pirite presente al contatto con le filladi e la magnetite al contatto con le rocce dolomitiche. Questi due tipi di lenti sono sempre ben distinte e attualmente all’interno delle gallerie del complesso minerario della Cava del Ferro non è possibile osservare il loro contatto.

Il giacimento della Cava del Ferro è stato esplorato dalla quota degli affioramenti (740 metri) sino al livello 720 metri; in questi due livelli, connessi mediante una discenderia, è ancora possibile osservare lenti di pirite in prossimità delle rocce filladiche e masse di magnetite incassate in quelle carbonatiche. Il ribasso della Cava del Ferro (livello 675) è invece scavato totalmente all’interno delle rocce filladiche degli Scisti di Fornovolasco, assolutamente sterili da un punto di vista minerario.

La situazione geologica osservabile nei lavori della Cava del Ferro si ripete anche nelle altre ricerche di ferro dell’area; nella ricerca Fontanaccia la mineralizzazione è legata a lembi di rocce dolomitiche poste all’interno delle formazioni filladiche. Situazione analoga si riscontra alla Fornaccia, con masse di magnetite in prossimità delle dolomie e lenti di pirite, profondamente alterate in prodotti limonitici, vicino al contatto con gli scisti.




 
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