Pietro Raffaelli – Vescovo

Pietro Raffaelli, vescovo, nacque a Fosciandora nel 1791, da un’illustre famiglia i cui membri hanno dato onore e prestigio alla storia garfagnina.

Giovanissimo espresse la vocazione per il sacerdozio. Desiderio recepito con gioia dai genitori che lo iscrissero al seminario vescovile di Lucca, dove ebbe modo di dimostrare la sua intelligenza.Ordinato sacerdote dall’arcivescovo monsignor Filippo Sardi, iniziò la carriera eccclesiale.

Conosciute le sue capacità, Francesco IV Duca di Modena, dopo averlo sottoposto a un approfondito esame, gli offrì la cattedra di teologia dell’Università della città emiliana. Per le doti culturali e intellettuali (dalla sua scuola  uscirono molti giovani divenuti in seguito brillanti personaggi), fu chiamato dal vescovo di Modena, monsignor Triburzio Cortese, a far parte del Senato, nominandolo esaminatore presinodale e affidandogli, nel frattempo, altri incarichi che svolse con oculatezza.

Suo merito se le autorità ecclesiastiche concessero l’istituzione del seminario vescovile a Castelnuovo Garfagnana.

Nel 1839, il pontefice Gregorio XVI, venuto al corrente del suo operato, lo elesse vescovo di Carpi, dove rimase 10 anni, meritandosi la riconoscenza della cittadinanza.

Rimasta vacante la diocesi di Reggio Emilia, Papa Pio IX, nel 1849 lo nominò vescovo di quella città. Vi trascorse 15 anni, distinguendosi anche qui per la sua umanità, tanto che la gente lo chiamava ‘il benefattore’.Studioso instancabile, giunse a conoscere ben 6 lingue: il francese, il tedesco, l’ebraico, il greco, e l’ungherese.

Da queste sue capacità trasse vantaggio il Vaticano che, nel 1854, lo chiamò come interprete presso i cardinali e vescovi stranieri convenuti a Roma per definire l’evento del dogma dell’Immacolata  Concezione, momento durante il quale fu insignitodi due titoli: Cavaliere dell’Immacolata e del Cristo di San Gottardo.

Non dimenticò mai il suo paese natio, al quale, in silenzio, fu largo di aiuti.

Morì all’età di 75 anni a Reggio, dove è sepolto. Nella cattedrale di quella città un monumento lo ricorda.

Notizie tratte da:

Giulio Simonini. “Profili di uomini illustri della Valle del Serchio e della Garfagnana”. Maria Pacini Fazzi Editore, 2009.