




La Via Crucis è una devozione popolare nata a Gerusalemme, con l´intento di proporre alla meditazione gli eventi drammatici della Passione di Cristo . I pellegrini della Città Santa potevano ripercorrere il cammino doloroso del Redentore sostando in quattordici tappe dette stazioni. A partire dal XV secolo tale rito fu introdotto anche in occidente ad opera dei Francescani; uno dei maggiori apostoli della sua diffusione fu San Leonardo da Porto Maurizio, che agli inizi del Settecento predicò anche in Lucchesia.
Il presepe richiede una continua ed attenta manutenzione e ogni anno vengono apportate piccole modifiche e migliorie. Non manca un complesso impianto idraulico che alimenta fiumi e laghetti, il tutto sapientemente illuminato dall' effetto giorno e notte, sempre più spesso gestito da congegni elettronici, che simula magistralmente il sorgere del sole, la luce del giorno e l'affievolirsi della luce al tramonto mentre si accendono le luci nelle case. Ogni anno, la sera della vigilia di Natale, a Pruno di Stazzema, si vive la magia del Natale. Il paese, incastonato tra stupende montagne, mantiene un impianto urbano nettamente medioevale, particolarmente evidente nell'arroccamento centrale a torre, e impreziosito da vecchi edifici che hanno conservato le antiche architetture, viene illuminato da torce e popolato da centinaia di persone in costume. Si rivivono i momenti della nascita di Gesù mentre nelle strette strade di pietra vengono mostrati i mestieri ormai scomparsi dei secoli passati. Alla rappresentazione collabora in prima persona l'intera Comunità. Nel versante massese delle Apuane è assai diffusa la tradizione degli zampognari che la sera della vigilia di natale passano di casa in casa, con angeli al seguito, per gli auguri. Una tradizione che va scomparendo è quella del ponce della vigilia di Natale. Dopo la cena che tradizionalmente consiste in cavolo nero lessato e baccalà, la famiglia si riunisce davanti al caminetto dove arde un bel ciocco per bere il ponce. Un tempo c'era l'usanza di andare in giro per il paese in gruppi di amici per bere il ponce nelle rispettive abitazioni. Un bricco di caffè e uno di latte, e anche una bottiglia di cognac (magari Tre Stelle) e una di sassolino per il ponce al latte (latte ben calco, alcuni cucchiaini di sassolino e zucchero) non mancavano.
La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fondo con elementi folcloristici e cristiani: la befana porta doni in ricordo di quelli offerti dai magi a Gesù bambino. L'iconografia è fissa: un gonnelline scuro e ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consumate, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate e una scopa di saggina con cui vola, come mezzo di locomozione per volare sui tetti e gettare doni attraverso il camino, oppure la notte dell'Epifania scendere fino in casa e lasciare i doni richiesti dai ragazzi buoni.La sera dopo cena i ragazzi erano soliti mettersi vicini, vicini, al camino e chiamare la befana con una filastrocca che diceva così:"o befana, o befana, sei una dama, sei una sposa tirami qualcosa!". Mentre loro guardavano speranzosi il buio della canna fumaria i genitori lanciavano manciate di dolciumi e qualche mandarino, assai raro e apprezzato, sul pavimento. Potete scommettere qualsiasi cosa che nessun bambino si è mai accorto che i dolcetti non cadevano dal camino tanta era l'attenzione. La vigilia della festa i bambini preparavano un fascetto di fieno per il miccio della befana, in quei giorni era particolarmente indaffarata e la scopa non era più sufficiente, lo deponevano vicino al camino e andavano a letto presto. Le mamme provvedevano allora a sfare il fieno eliminandone un poco per far credere ai figli che il miccio aveva gradito e preparavano poi un grosso cesto pieno di befanini e dolcetti vari che sistemavano vicino ai regali. Il giorno della befana per tutto il paese era una festa di ragazzini coi loro giocattoli nuovi. E, purtroppo, anche per il broncio di qualcuno che essendo stato cattivo aveva ricevuto solo del carbone.